In questo periodo dell’anno è tutto un tourbillon di stilisti, modelle, passerelle, sfilate, prêt-à-porter, scollature, tacchi, bigiotteria (che non avrebbe trovato posto manco sul lampadario di nonna), e vestiti che sembrano arrivati direttamente da Marte.
E quindi ancora fashion week e fashionblogger (che è il modo superfigo per chiamare, rispettivamente, la settimana della moda e il giornalista -o pseudo tale- che la racconta), vip che sgomitano per accaparrarsi una sedia in prima fila (perché se non sei in prima fila sei un mezzo sfigato), e tutti i fashionannessi e i fashionconnessi.
Direte: parli così perché non te ne frega nulla!
Beh, sì, forse.
Però è anche vero, e nessuno potrà contraddirmi, che un tempo tutto questo circo non c’era.
Come ve lo posso dimostrare?
Ma naturalmente con un documento postale!
Catapultiamoci a Verona agli inizi del Novecento.
Un elegantissimo piego, ridotto un po’ maluccio a causa del tempo trascorso e alle conseguenti macchie di muffa, ma che riporta sul frontespizio una suggestiva immagine litografata di uno scorcio dell’Arena, viene spedito il 4 ottobre 1905 in direzione Roma (destinatario un distinto signore abitante nella centrale via Rasella) dagli Stabilimenti Dal Brun.
Gli Stabilimenti Dal Brun, di Giuseppe Dal Brun, avevano sede a Verona, ma i propri lanifici erano ubicati a Schio (Vicenza), come testimoniato dalle pubblicità dell’epoca (nello specifico ne ho rinvenuta una su “Il Comune. Giornale di Padova” n.307 del 6 novembre 1895).
La Dal Brun era particolarmente nota per il proprio loden, panno di lana cardata e follata fino all’infeltrimento, che rende il tessuto resistente e impermeabile (“loden” è il nome in versione altoatesina).
Apprezzato in tutto il mondo, tanto da meritare in un noto manifesto l’illustrazione di Achille Beltrame.
Era il tempo in cui Alessandro Rossi, nel 1873, aveva quotato in borsa la società Lanerossi.
Era un momento d’oro per la laneria nel Veneto, e appunto a ruota seguì la «Loden Dal Brun, unici stabilimenti premiati e brevettati in Italia e all’estero per la fabbricazione di stoffe igieniche, impermeabili senza gomma, di perfetta traspirazione. Confezioni accurate ed eleganti per pioggia e bel tempo, raccomandate da celebrità mediche. Ulster, mantelli per signori, ufficiali, sacerdoti, ciclisti, alpinisti, cacciatori. Mantelline per signore» (come si legge nelle pubblicità dell’epoca).
Se la “Loden Dal Brun” produceva il noto tessuto e lo esportava in tutto il mondo, gli Stabilimenti Dal Brun di Verona confezionavano abiti, come dimostrato dal piego in esame.
All’interno troviamo una gentile lettera di accompagnamento, un modello per effettuare l’ordine, e poi… sorpresa!
Ecco intanto la lettera.
«SIGNORE
Pregiomi avvertire la mia distinta clientela che i miei campionari di stagione sono già pronti coi relativi figurini assicurandola che tanto gli articoli come i modelli sono le ultime vere creazioni della moda splendidamente riuscite.
Qui di fronte Le presento la distinta di tutti i miei articoli ed a risparmio di tempo, La prego indicare con una linea nella relativa colonna quelli di cui Ella desidera ricevere i campioni.
Detti Campioni Le saranno spediti gratis e franchi a domicilio, purché Ella si obblighi di ritornarmeli a mezzo postale appena controllata la merce ordinata, ovvero entro otto giorni dal ricevimento.
In attesa dei suoi pregiati ordini, distintamente La riverisco.
GIUSEPPE DAL BRUN»
E a fianco il modulo d’ordine (che non trascrivo) attraverso il quale si potevano ordinare stoffe, lanerie, seterie, velluti, Oxford e Zephir, biancheria varia, gilets, panni, fustagni, fodere, e i famosi Loden.
Ma quel che lascia davvero ammirati è la bellezza sconvolgente di due modelli, uno per uomo e uno per signora, che campeggiano nelle pagine interne del piego.
Per la stagione 1905-1906 la Stabilimenti Dal Brun di Verona proponeva per donne il Modello A, ovvero un elegante mantello con guarnizioni di alto guipure, un antico merletto a fuselli o a uncinetto, eseguito con filo ritorto di seta, d’oro o d’argento.
Per l’uomo proponeva invece il Modello B, un elegantissimo Raglan, ovvero un cappotto con maniche piuttosto ampie, attaccate con cuciture disposte a raggio, partendo dalla base del collo.
Insomma, ce n’era per tutti i gusti. E stando comodamente a casa si poteva ordinare tutto, come un ecommerce d’antan, senza zompettare da una passerella all’altra…
Riproduzione riservata.